Che il momento economico sia complicato traspare in ogni incontro. Per un perito è ancor più avvertibile dato che incontra quotidianamente l’intero tessuto sociale, raccogliendo difficoltà, frustrazioni, insofferenza generalizzata verso tutto e tutti: un tempo era luogo comune prendersela con l’assicurazione che respingeva il sinistro, oggi le pietre vengono scagliate nel gruppo. Ce n’é per i politici, per Equitalia, per i Vigili Urbani, per le stagioni che non sono più le stesse e così via. Un disagio generalizzato della società, forse per il senso di impotenza verso i miglioramenti tanto attesi e che mai arrivano. Il malessere pare colpisca tutti, indistintamente, più i ceti poveri ma neppure quelli agiati rimangono estranei come ben ne descrive l’insoddisfazione Paulo Coelho nel suo ultimo romanzo “Adulterio”: le ragioni non sono soltanto economiche bensì evidentemente sociali.  Ma pur lasciando ai sociologi le osservazioni sui cambiamenti delle masse, viene da chiedersi,  ma il perito  come si sente a sua volta in tale contesto? Non potrebbe anch’egli vivere situazioni di demotivazione, di insoddisfazione, di sconforto per vedere ridimensionato il ruolo della propria professione. Eppure il perito non dovrebbe patire di tali stati d’animo, Lui che è all’apice terminale della filiera liquidativa, Lui che rappresenta la Compagnia nelle case degli assicurati. Per chi si occupa di marketing, in particolare per quanti si dedicano alla tentata vendita, al porta a porta per intenderci, ed il perito per certi versi si potrebbe identificare in tale figura di rappresentanza per quanto riguarda la visita nelle abitazioni, lo stato emotivo è determinante! Curioso che le Compagnie di assicurazioni particolarmente attente al servizio per il cliente, non si domandino se il tecnico di “trincea” è sufficientemente motivato per rappresentare al meglio la Compagnia; certo, la professionalità è tutto e sovrasta ogni stato umorale, tuttavia il sorriso dell’entusiasmo non lo si improvvisa. Forse varrebbe la pena chiedersi il perché una categoria professionale di prestigio quale è sempre stata quella del perito incendio possa oggi sentirsi demotivata. Sarebbe riduttivo ipotizzare che la causa sia riconducibile  alla mera questione economica, seppure non trascurabile. Le ragioni sono molteplici ed il convegno Assit di Bologna ha ben rappresentato le aspettative dei periti da parte delle Compagnie.  Con coraggio sono state chiarite le esigenze degli studi peritali per migliorare ed ottimizzare i costi e per contro i rappresentanti delle Compagnie presenti hanno dimostrato disponibilità per condividere i livelli di servizi. Tuttavia, ancora una volta è stata l’occasione per percepire la situazione complessa del momento. Le Compagnie ricercano il nuovo, innovazioni ed idee,  pretendendo il miglior servizio: tempi di gestione e costi medi diventano i fari! Riconoscono al perito il ruolo di interlocutore primario, lo dichiarano imprescindibile, per contro danno vita ad iniziative che lasciano intendere che l’alternativa al perito è prospettabile. Anche le Compagnie più tradizionali hanno dato o stanno dando corso alla riparazione in forma specifica: non appaiono particolarmente convinte del risultato conscie che l’abbrivio dovrebbe avvenire dall’Assunzione attraverso  un nuovo prodotto assicurativo, tuttavia ritengono necessario il percorso. Quindi tutti in quella direzione, Compagnie, Società di ripristino interessate ad inserirsi nel nuovo mercato e… ed i periti? Alcuni ci provano a loro volta per  non perdere quote di mercato, alcuni in autonomia altri affiancandosi ai riparatori  che di certo non si sottraggono all’opportunità.   Ma in tutto questo complesso processo in atto, sembra mancare una vera pianificazione, il reale obiettivo!   Il cambiamento è necessario, le aree test di rinnovamento sono auspicabili come pure le discussioni se le società di ripristino sono meglio del perito e viceversa, ma forse dovrebbe essere meglio definito cosa si sta cercando. Migliorare i tempi, ridurre i costi, dare un servizio migliore al cliente o semplicemente tentare una nuova strada liquidativa sono ovviamente una sacrosanta ambizione  purchè non si ricerchino soluzioni miracolose le quali infine, di ritorno, non riposizionino il settore al punto di partenza. La storia insegna che qualsiasi rinnovamento tentato, anche nell’eventualità di risultato negativo, lascia qualcosa di novità e positività: difficilmente si ricomincia dagli albori. Fatti i tentativi, il presagio “vuoi vedere che si riparte dal perito” è un auspicio che potrebbe vedersi realizzato, ma certamente serve il contributo della categoria medesima affinchè questo avvenga. Il miracolo sarebbe che i periti riconquistino anzitempo il ruolo professionale che gli  appartiene, diffondano una immagine professionale di alto profilo e soprattutto lo facciano comprendere  a tutti i livelli dell’apparato sinistri, dal più basso fino al più alto. Il lavoro del perito è fatto di complessi circuiti interpersonali, di pazienza, nonché riservato ad un mix di attitudini personali tecnico/comunicative poco diffuse nella  medesima persona, di grande passione e dedizione per il ruolo sociale riconosciuto.  Si avvicina l’estate ed arrivano i primi danni da eventi atmosferici, un patto di sangue tra periti? Portiamo ciascuno di noi un assicuratore amico a fare una giornata di sopralluoghi, garantisco sarà un successo!

A cura di: Marco Ruggi