Di Francesco Rolle – Avvocato in Milano

Questo mese non potevo che segnalare una recente interessante sentenza del Tribunale di Pescara (Tribunale di Pescara, 1 settembre 2017 disponibile nella banca dati elettronica: Pluris Online UTET/CEDAM) che, fornita una ampia panoramica sulla attuale giurisprudenza formatasi in tema di onere della prova gravante sull’assicurato in caso di domanda di indennizzo su polizza furto, rappresenta una corretta applicazione dei principi applicabili.

Per apprezzare il ragionamento fatto proprio dal Tribunale di Pescara si rende necessaria, come sempre, una breve ricostruzione dei fatti, così come sinteticamente riportati nelle premesse della pronuncia in esame.

Parte Attrice adiva il Tribunale di Pescara al fine di chiedere la condanna della convenuta al pagamento  della somma contrattualmente prevista a titolo di indennità per furto, stante la stipula di apposito contratto di assicurazione.

In particolare, la Attrice in data 9 Aprile 2013 aveva stipulato con la compagnia di assicurazione U. s.p.a. una polizza assicurativa, la quale comprendeva anche le ipotesi fattuali di incendio e di furto del veicolo assicurato, denominata Prima Global veicoli, e ciò per il fatto che l’Attrice, in data 10 Aprile 2013, trascriveva presso il PRA di Teramo l’atto di compravendita della autovettura, tipo BMW, al prezzo di Euro 47.000,00, debitamente quietanzato.

Stando alla prospettazione di parte attrice, tra il giorno 8 ed il giorno 9 maggio 2013, tale veicolo veniva rubato da ignoti, nel mentre era parcheggiato presso l’area di risulta della stazione di Pescara. Pertanto, parte Attrice provvedeva a denunciare, immediatamente, l’accaduto, come da precipua denuncia in atti, nonché a darne notizia alla compagnia di assicurazione convenuta, la quale, comunque, dopo la richiesta di specifica documentazione, non procedeva alla liquidazione della concordata indennità, adducendo che “in fase istruttoria sono emersi elementi contraddittori ed anomali, che ci portano a non ritenere congruenti le modalità di accadimento del fatto”.

Di contro, parte convenuta, costituitasi in giudizio, nel chiedere genericamente il rigetto della domanda attorea, eccepiva che l’indennizzo non risultava essere liquidabile per mancato rispetto delle condizioni di polizza.

Instauratosi il contraddittorio tra le parti in causa, si procedeva all’espletamento della prova testimoniale.

Così ricostruite le rispettive posizioni delle parti, il Tribunale chiarisce da subito che la controversia trova pronta soluzione nell’applicazione della generale normativa di cui all’art. 1882 e seguenti c.c., ovvero nella previsione normativa che definisce il contratto di assicurazione come tipicamente aleatorio – poiché il rischio/alea ne è l’elemento essenziale -, normativa applicabile anche alla polizza furto.

Il Tribunale ricorda, invero, che la funzione principale del contratto di assicurazione consiste, per normativa, nel trasferimento del rischio dall’assicurato all’assicuratore, e ciò contro il pagamento di una somma di denaro. In merito alla specifica tipologia di contratto dedotto in causa, ricorda che le clausole di un contratto di assicurazione contro il furto, subordinanti la garanzia assicurativa all’osservanza di determinati oneri, non realizzano una limitazione della responsabilità dell’assicuratore, ma individuano e delimitano l’oggetto del contratto ed il rischio dell’assicuratore stesso, per cui le stesse si configurano come elemento costitutivo del diritto all’indennizzo, con la conseguenza che è onere dell’assicurato fornire la relativa prova, nel generale rispetto del principio dell’onere della prova, di cui all’art.2697 c.c.

Il Tribunale riconosce che, in giurisprudenza, vi è un acceso dibattito circa la prova del furto del bene assicurato, ovvero la dimostrazione del c.d. “fatto costitutivo” del diritto all’indennizzo assicurativo, posto alla base della domanda indennitaria.

Sul punto si registrano, infatti, sentenze, nelle quali l’assicurato, al fine di soddisfare gli oneri probatori su di sé gravanti, ai sensi dell’art. 2697 cod. civ., si limita a produrre la sua denuncia di furto, sporta alle Autorità.

Tuttavia, sul tema già da tempo la nostra Suprema Corte di Cassazione è ferma nel ritenere che “…la denuncia è atto di parte ed i fatti in essa indicati non possono assurgere a fatti certi, se non attraverso il filtro del giudice nel corso dell’istruttoria; di modo che quei fatti sono e debbono essere essi stessi oggetto di accertamento, che non può dirsi realizzato sol perché sussista una denuncia penale”.

La mera produzione della denuncia di furto non esime dunque l’assicurato dalla prova rigorosa:

–          in primis, della preesistenza della res assicurata nelle condizioni e nel luogo indicate dall’assicurato;

–          e, in secondo luogo, della verificazione dell’evento- furto.

Il Tribunale ricorda che in tale senso si esprimono le Corti di merito, secondo le quali “al fine di ottenere il pagamento dell’indennizzo per il furto di un’autovettura, l’assicurato deve dimostrare che l’autovettura esisteva effettivamente, era idonea a svolgere la funzione sua propria di mezzo di locomozione e trasporto ed era dotata di un apprezzabile valore economico all’epoca della lamentata sottrazione; deve essere cioè dimostrata la così detta “preesistenza” dell’autovettura come veicolo funzionante e dotato di un apprezzabile valore economico, in mancanza della quale prova il furto non è credibile, non bastando a dimostrare l’asserita sottrazione, la sola denuncia presentata alla autorità di polizia, che consiste in una dichiarazione della stessa parte interessata alla riscossione dell’indennizzo”.

Il Tribunale ricorda che la giurisprudenza della Suprema Corte è chiara nell’affermare che “la denunzia… fatta all’autorità…, come ogni altra dichiarazione resa a terzi al di fuori del processo… ha valore… di semplice indizio” (così Cass. Civ. n. 1225 del 29.4.1974).

Ad avviso del Giudice, quindi, in assenza della dimostrazione dell’evento “furto” deve prevalere la monolitica giurisprudenza di Cassazione in tema di assicurazioni marittime, a mente della quale “in tema di assicurazione della nave, l’onere della prova è regolato dall’art. 2697 c.c., e cioè dal principio che chi vuole far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento (mentre chi ne eccepisce l’inefficacia deve provare gli estremi della propria eccezione), con la conseguenza che l’assicurato, che vuol fare valere il proprio diritto all’indennizzo, deve provare che si è realizzato il rischio coperto da garanzia e che esso ha causato il danno, del quale chiede di essere indennizzato”.

Seguendo questa impostazione, qualora fosse rubata un’autovettura assicurata con garanzia furto, il proprietario-assicurato per ottenere l’indennizzo dovrà presentare all’assicurazione vari documenti, quali la denunzia di furto, l’estratto cronologico generale e il certificato di spossessamento da richiedere al P.R.A., la carta di circolazione o un suo duplicato, il certificato di proprietà, la fattura di acquisto quietanzata e/o documentazione attestante il pagamento (copia bonifico, assegno, ecc.), la serie completa delle chiavi (due, rilasciate dal venditore al momento della consegna), altrimenti si potrebbe ritenere che l’autovettura sia stata asportata con le chiavi inserite e, quindi, non contro la volontà del proprietario, ma con sua colpa grave, ex art. 1900 cod. civ.

Sul punto, ricorda il Tribunale, la giurisprudenza è costante nell’affermare che l’assicurato-proprietario debba aver adottato misure idonee a impedirne la circolazione da parte di terzi non autorizzati. Tra le tante, Cass. sent. 16217/2013: “Non é sufficiente dimostrare che la circolazione sia avvenuta senza il consenso del proprietario (invito domino), ma è al contrario necessario che detta circolazione sia avvenuta contro la sua volontà (prohibente domino), la quale deve estrinsecarsi in un concreto e idoneo comportamento specificatamente inteso a vietare e impedire la circolazione del veicolo.”

Le misure idonee per dimostrare che il furto e poi la circolazione sarebbe contro la propria volontà (prohibente domino) – prosegue il Tribunale di Pescara – sarebbero che l’auto, parcheggiata sulla pubblica via, sarebbe stata rubata priva delle chiavi e chiusa. Infatti, se poi non si consegnassero all’assicurazione tutte e due le chiavi del veicolo rubato, si potrebbe considerare non provato il comportamento specificamente inteso a vietare e/o impedire la circolazione del veicolo.

Fatta questa premessa, il Tribunale ritiene nella specie non provata la pretesa di pare attrice sulla base di tale argomentazione.

Ad avviso del Tribunale, invero, l’Attrice – essendosi limitata a produrre copia di documenti comprovanti l’avvenuto acquisto della proprietà de qua, nonché nella presentazione della precipua denuncia di furto – non ha fornito specifica prova dell’avvenuto fatto costitutivo del diritto alla richiesta indennità, anche in considerazione del disposto normativo di cui all’art. 1900 c.c., a tenore del quale l’assicuratore non è obbligato per i servizi cagionati da dolo o da colpa grave del contraente

Il Tribunale rileva che nell’atto di citazione nulla è allegato circa la tempistica e le modalità del parcheggiare la macchina presso l’area di risulta della stazione di Pescara, circa l’ora in cui veniva lasciata e poi ripresa, circa il fatto che la macchina fosse chiusa a chiave, circa la presenza di qualcuno con l’istante nel momento del parcheggio, circa la chiave e/o le chiavi dell’autovettura.

Il Tribunale rileva inoltre che:

–          il documento n.9 prodotto da parte Attrice porta quale denunciante il Sig. D.G., il quale è un soggetto diverso dall’alienante del bene de quo, da individuarsi, come da copia della trascrizione dell’atto di vendita, nel Sig. M.B.;

–          parte attrice non ha depositato agli atti di causa, ne metteva a disposizione dell’assicurazione convenuta la chiave principale del veicolo de quo, la quale, per quanto dedotto nell’atto di citazione, doveva essere in possesso del proprietario;

–          il contratto di assicurazione, come prodotto in atti, nella parte inerente il furto, specificava che, in caso di perdita totale del bene assicurato per furto, l’assicurato avrebbe dovuto inviare all’impresa, oltre alla denuncia, a) l’estratto cronologico generale e certificato di spossessamento (da richiedersi al Pubblico registro automobilistico), b) la carta di circolazione e il certificato di proprietà;

–          la compagnia convenuta nella lettera del 13 maggio 2013, al fine di dar seguito al contratto de quo, richiedeva a parte istante la documentazione d’acquisto del veicolo; la documentazione attestante l’avvenuto pagamento del mezzo (ad esempio mediante copia assegno, bonifico bancario), nonché la serie completa delle chiavi, in possesso;

–          l’espletamento della prova testimoniale non ha dato contezza né dell’evento di furto, nè della situazione precedente allo stesso, laddove il teste, Sig. G.G., interveniva successivamente all’episodio de quo, come anche non forniva la precipua documentazione richiesta dalla compagnia di assicurazione.

In conclusione, il Tribunale ritiene che parte attrice non abbia fornito la prova dell’evento determinante il rischio coperto da garanzia, coma anche del fatto che lo stesso causava il danno, del quale chiedeva di essere indennizzato.

La domanda attorea, per le suddette motivazioni, veniva quindi rigettata.